9 novembre 2009

Questione lavoro - un progetto



Progetto:
1 I prolegomeni;
2 Il contesto
3 valutazione delle risorse;
4 proposizione e costruzione di strumenti di soluzione;
5 una proposta modulare;

1 I prolegomeni;
Il progetto prende le mosse da un'analisi sviluppatasi nel tempo. Esattamente possiamo dare il 1998 come data di costruzione e di sviluppo di un'analisi, su diversi fronti, che hanno portato all'elaborazione di questo progetto, raccogliendo le esperienze, le competenze e le professionalità più svariate ed elaborandole sia sul piano culturale che economico, politico e sociale.
Da questa prima elaborazione, si sviluppa un progetto di ampia visione, che individua nel “primario” (agricoltura e allevamento) il punto base di partenza, e di fuoco del progetto. Si individua come fondamentale quello di strutturare una migliore organizzazione della realtà produttiva agricola e degli allevamenti, ed in contemporanea di sviluppare servizi e di attivare una associazione culturale che operi nel sociale, al fine di tradurre in pratica quella volontà di rilanciare dal basso l'economia e di renderla luogo di inclusione e di reinserimento sociale della marginalità. Lo slogan proposto e posto era sostanzialmente questo: “rendere più forte l'anello debole della catena, significa rendere più forte tutta la catena”. In questo slogan infatti è contenuta tutta la dimensione ideale del progetto, il quale guardava ad un sistema organico che doveva porsi socialmente come punto di sviluppo e di emancipazione delle persone e del territorio.

Cosa ha messo in evidenza questa esperienza? Semplicemente che ogni progetto deve essere sempre commisurato alla sua realtà, al dove si sviluppa, alla sua reale fattibilità! Non può essere espressione di una dimensione ideologica, tanto meno il tentativo astratto di realizzazione di un desiderio, per quanto questo possa essere mirabile e benefico. Un progetto trova la sua attuabilità solo e quando è commisurato alla realtà, alla storia, al contesto e, soprattutto, quando viaggia sulle gambe reali di persone reali. Un progetto ha possibilità di essere realizzato, indipendentemente dalla sua dimensione, quando prende atto e tiene conto che ci sono dei limiti entro il quale si deve muovere e crescere, e che non può farlo a prescindere dal proprio contesto sociale, culturale, politico ed economico.

Il contesto è quindi normativo nella elaborazione di un progetto, tanto più è normativo per lo sviluppo di un progetto come questo, il quale ha come preciso scopo quello dell'inserimento delle persone nell'ambito lavorativo, del dare possibilità reali a chi ha idee, progetti di poterli sviluppare ed attuare. E' chiaro che l'analisi del contesto che noi facciamo è una analisi di parte, un'analisi che prende le mosse da un preciso punti di vista e che sviluppa una sintesi del contesto sociale, politico, economico e culturale. Non c'è la volontà, tanto meno la pretesa, di avere svolto un'analisi che sia oggettiva, che sia onnicomprensiva, per quanto questa sia sicuramente un'analisi del contesto complessiva, ma appunto a partire da un preciso punto di vista, quello di chi si trova marginalizzato da un sistema sociale e che non vuole adattarsi all'idea di stare nella marginalità, ma che sente di poter dare alla società.
Altrettanto chiaro che come questa analisi ha un preciso punto di vista, così ha anche un preciso obbiettivo, che nasce dalla constatazione che sono nell'interazione organizzata e strutturata delle potenzialità inespresse dei micro contesti sociali, può trovarsi la soluzione per uscire da una condizione di marginalità forzata. Chiaro è che si parte dall'analisi di micro contesti sociali, tenendo conto che ciascun micro contesto ha un peso determinante, spesso schiacciante per l'esistenza delle singole persone, ed è per questo che ciò che ha maggiormente pesato è il “punto di vista” della condizione più svantaggiata. Questa è una scelta voluta, una scelta di non oggettività, ma di visualizzazione della dimensione radicale della condizione sociale nella quale ci si trova a vivere. Non è nell'analisi che si deve cercare il “giusto mezzo”, ma è l'analisi volutamente di parte, come tutte le scelte progettuali sono assolutamente di parte, sbilanciate verso chi ha avuto o ha speranza.
Il senso ultimo, profondo, di base dell'elaborazione di questo progetto, può essere sintetizzato in questa frase: dare speranza a chi ha perso speranza! Questo rappresenta il primo fondamentale elemento sulla base del quale si sviluppa il progetto. Chi ha perso la speranza è anche chi è nella condizione di ritrovarla; chi non ha mai avuto speranza, non sarà neanche in condizione di poterla ricevere! Chi da sempre si adegua, si uniforma, accondiscende ed è una persona rassegnata nella sua situazione, non potrà mai ricevere speranza, poiché vive e trova il suo equilibrio nel proprio stato. La dimensione della speranza invece implica e comporta la “voglia” e la “necessità” profonda di dare una svolta, di cambiare, di rimettersi in gioco, di rischiare il certo per un incerto che trova forza solo ed esclusivamente nelle proprie forze, capacità che si integrano con le forze e le capacità di altre persone. Chi ha perso la speranza può trovarla nel momento che ritrova la voglia di cambiare la propria modalità di vivere, di passare dalla paura alla consapevolezza, all'orgoglio di essere se stessa e di esprimersi come persona.

2 Il contesto
Che noi oggi si viva nel pieno di una delle più forti crisi economiche del nostro tempo è un fatto, sulla base del quale molte possono essere le anali e le ricerche eziologiche delle cause. Le diverse critiche che sono state e sono tutt'ora in sviluppo ci interessano fino ad un certo punto, non perché le si disprezzino o non siano sostanzialmente presenti nella nostra analisi, ma perché non riteniamo di dover fare necessariamente o palesemente una scelta ideologica, quanto piuttosto trovare il modo di uscire da una situazione che pesa soprattutto su quelle persone che essendo marginali o socialmente deboli, maggiormente e per prime pagano i costi sociali e culturali di questa crisi. Da cosa sia dovuta la crisi è problema che affrontano ed affronteranno gli economisti ed i politici, a noi interessa il fatto che tale crisi economica altro non mette in evidenza che il sistema è arrivato ad un punto di rottura. È indubbio che questo sistema è fondato sulla “fiducia” del consumatore più che sulla “capacità” di produzione. La produzione in sé è diventata solo espressione di soddisfacimento dei bisogni indotti nel consumatore e nella sua crescente richiesta di “novità” e di velocità di consumo ed ha perso di vista la durevolezza ed il valore del bene. Il sistema che si è rotto nel momento in cui il “consumatore” ha smesso di aver fiducia, quindi ha smesso di spendere, di far circolare il denaro, interrompendo il flusso di denaro e quel meccanismo che ha, fino ad oggi, tenuto in piedi l'economia. La crisi ha messo in evidenza che tale meccanismo era fondato su una dimensione fittizia di circolo, capace di soddisfare l'esigenza del consumo e di consentire alla produzione un elevato surplus di valore, ma non realmente di radicarsi e di strutturare una dimensione economica stabile fondata sulla produzione di beni necessari e fondativi. Infatti dimensioni di produzione come quelle date dal primario o sono state rese serve di questa produzione fittizia o fortemente penalizzate, soprattutto sradicate dal loro contesto territoriale e dalla loro funzione primaria di garantire il cibo a quel territorio ed a quella popolazione. Qui sta il sintomo primo dell'impoverimento dell'economia, dove anche la produzione consuma a sua volta, e consuma in modo indiscriminato, proprio perché deve necessariamente spingere ad un consumo altrettanto indiscriminato ed acritico. Un circolo che per la caduta di “fiducia” del consumatore (sia chi acquista sia chi produce) ha determinato la crisi, il crollo dell'economia che ha investito anche l'aspetto più materiale e concreto del sistema produttivo, quello che viene definito “economia reale”, ovvero di quelle realtà produttive che producono beni durevoli e che li producono in un giusto ed equo rapporto fra lavoro e produzione.
La crisi economica è presa come capro espiatorio di un sistema che crolla, infatti non è solo l'economia che sta crollando. La caduta di fiducia è in primo luogo la caduta di fiducia nei confronti del sistema istituzionale che ha trascinato con sé anche la dimensione finanziaria. Infatti è palese che sono caduti una serie di presupposti costitutivi del nostro sistema sociale, politico e culturale. Politicamente la caduta di “pensiero” ha determinato l'andare dietro al sentimento popolare, quindi a fomentare le tendenze più negative come la paura della diversità, di chi non è nella “norma” di chi non fa parte di un sistema che si vuole ostinatamente considerare “omologato”, così saltano fuori concetti come “nazione”, “popolo”, “territorio” intesi come topici di recinti che dovrebbero dare sicurezza. L'esterno, tutto ciò che viene ritenuto “fuori” dal proprio recinto ideologico, viene ritenuto pericoloso, ed aggressivo verso la nostra realtà, per cui ci si chiude in una dimensione di difesa che, nei fatti, implica il proibirsi di aprirci a nuove possibilità, a nuove prospettive al nuovo in sé. Si guarda il passato come una panacea, si pensa che sia migliore, si tende a volerlo riaffermare, come se la storia potesse essere riportata indietro.
Ne deriva un quadro sintetico di questo tipo:
chi si trovava nella condizione di “normalità” oggi si trova nella totale precarietà, impossibilitato a cogliere una prospettiva per il proprio domani e per quello di chi viene dopo (figli, nipoti eccetera);
il livello di vita ha subito un crollo verticale, nonostante che si dica che ci sia stato un incremento, ma questo la maggioranza non lo vede, non lo percepisce nella propria realtà;
l'accesso al credito che ha rappresentato la via d'uscita per lungo tempo, oggi è totalmente precluso, e le persone non sanno più a chi rivolgersi per trovare soccorso e soluzione alla loro precaria situazione economica;
la paura invade ogni relazione sociale, deteriorandola ed impedendo lo sviluppo di sinergie e di collaborazioni;
chi si trovava nella marginalità, oggi si trova a vivere una situazione nella quale è divenuto oggetto della rabbia di chi si è visto decadere dalla sua posizione, in quanto ritenuto responsabile;
l'accesso al lavoro è diventato una utopia per chi ha fino a ieri vissuto un livello sociale medio basso, diventa impossibile per chi ha vissuto da sempre ai margini sociali o in una condizione sociale di diversità;
le micro imprese, che vivono solo del lavoro dell'imprenditore lavoratore, non hanno più risorse e si vedono ignorati dalle scelte politiche in campo economico. La loro prospettiva è chiudere, senza possibilità di far fronte al loro debito se non svendendo – quando c'è – quel minimo di proprietà generalmente la loro abitazione. Chiaramente anche per loro la possibilità di reinserimento al lavoro è impensabile.
Chi ha da sempre lavorato per lo Stato e che ora si trova a vivere abbandonato a se stesso, collocato in un limbo in cui vive il conflitto fra il suo giuramento e uno Stato che si dimentica di loro. Non c'è prospettiva per i loro figli e per loro stessi, poiché gettati nel mercato, poi si trovano nella condizione di chi non ne ha mai fatto parte, quindi anche loro collocati nella totale marginalità.

Per quanto estremamente sintetico questo quadro è rappresentativo di una visione di “parte” dell'attuale situazione ed è il prodotto di una analisi che sicuramente, se si sente la necessità, può essere ulteriormente arricchita e sviluppata.

3 valutazione delle risorse;
Cosa possiamo prendere in visione? Che tutta questa massa di persone, ma soprattutto quelle che hanno speranza o hanno perso speranza, sono nella realtà portatori e portatrici di grandi risorse umane e professionali. Il fattore che nell'attuale sistema viene considerato relativo, a fronte di assunzioni di persone giovani anche senza esperienza, da tenere un anno e poi cambiare, invece è per noi elemento fondamentale. Per noi ciò che conta e che è importante è il patrimonio umano, esperienziale, professionale delle persone. Questa è per noi la maggiore ricchezza sulla quale possiamo fare affidamento e sviluppare risorse.
Ciascun elemento sinteticamente visualizzato nel paragrafo precedente ha una professionalità ed una competenza, condita abbondantemente dalla propria esperienza umana e professionale. Questo deve essere considerato come il punto di partenza, come l'elemento vincente se posto in una logica ed in una visione di sviluppo che supera la paura, che si riappropria di quella speranza che ha perduto, se recupera quella stima di sé e quella fiducia in sé che è fondamentale.
Le competenze che si possono mettere in campo sono così ampie e fondate che rappresentano anche un grande bacino di formazione per chi non ha competenza e professionalità. E' la possibilità unica di poter trasmettere e crescere con creatività, con fantasia, con soddisfazione di sé e del proprio lavoro, non più finalizzato ad una produzione, ma finalizzato alla soddisfazione di essere parte e partecipi di un nuovo modulo sistemico di vivere. L'esistenza che non si frammenta più in tempi di lavoro, tempi passivi e tempo libero, ma una esistenza dove interamente si vive se stesse e se stessi pienamente in ogni ambito, dove la produzione non è più fine, ma risultato dell'espressione della propria realtà di persona, a prescindere da ogni altro aspetto.

4 proposizione e costruzione di strumenti di soluzione;
Si potrebbe anche qui formulare uno slogan, ovvero affermare che io sono il soggetto agente e determinante della società, non è più la società che agisce e determina me!
É un cambio fondamentale di prospettiva. Io sono responsabile di una responsabilità che soggettivamente mi assumo in relazione al mio contesto sociale immediato ed allargato.
Appare evidente che chi oggi si trova in una situazione di grave difficoltà lavorativa, quindi si vede in crisi nella propria economia e situazione sociale, non può sperare nel suo inserimento lavorativo come dipendente, questo almeno per una grossa fetta sociale che oggi si trova in questa situazione. La soluzione è quella di diventare quindi produttori del proprio lavoro. Chiaramente questa affermazione è facile – si fa per dire – da pronunciare, molto più complessa da attuare.
Diventare imprenditori ed imprenditrici non è nelle corde e nelle capacità di tutte le persone, e questo per una molteplice quantità di motivi che partono dalla propria competenza a quella più personale e soggettiva di un “sentirsela”. Chi ha questa capacità spesso è privo delle risorse per poterla attuare, o quanto meno della capacità di sapersi costruire o produrre il modulo per poter dare spazio alla propria capacità imprenditoriale.
La soluzione è quella di creare una sinergia fra le persone, capace di condividere le esperienze, le professionalità, la dimensione umana, le competenze eccetera, rendendo tutto questo una nuova modalità di lavoro, coordinando e organizzando sistemi di sinergia fra competenze simili o assimilabili.
Le soluzioni possibili sono:
quella di creare uffici nei quali si associano più professionisti: studi consociati;
creazione di società di persone e di capitale (srl, snc, sas eccetera);
creazione di attività individuali che vanno in sinergia con altre attività collegate;
creazione di cooperative di produzione lavoro

Il senso appare evidente, ovvero quello di costituirsi in realtà che abbiano una progettualità ed una possibilità effettiva di inserirsi nel mercato. Questo si fa solamente attraverso l'aggregazione e la condivisione delle proprie prospettive e della voglia di dare una svolta alla propria realtà.

5 una proposta modulare;
Il progetto prevede:
creazione di attività, in particolare cooperative di produzione lavoro con scopo di svolgere servizi alle imprese, questo secondo le competenze e le capacità e le professionalità delle persone che la compongono;
raccordo ed accordo con centrali di servizi cooperativi e con consorzi;
creazione di una rete di collaborazione fra le diverse cooperative e/o società e/o attività imprenditoriali
formazione e passaggio dell'esperienza e della conoscenza dei servizi;
collaborazione con professionisti locali;
collaborazione e raccordo con realtà associative diverse;
creazione di collegamento delle realtà cooperative con centrale o cooperativa di fidi e crediti, al fine di fornire finanziamenti finalizzati;
Ogni realtà che si viene a costituire trova nella coop madre un supporto ed un aiuto, sia per la costituzione, la formazione, ed il passaggio del know how, sia per eventuali contatti e collaborazioni, ma ogni realtà deve costituirsi sulla base della componente umana, le competenze, le esperienze delle persone che la compongono, e non sulla linea di una visione ideologica o di un entusiasmo privo di costrutto. Il senso della cosa è, e rimane, si dare speranza a chi l'ha persa, ma appunto una speranza fattibile. Il fine è quello di dare lavoro e possibilità di vita a chi oggi se la vede preclusa.

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